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IL DISAGIO NELLE SOLUZIONI

Quando fermarsi diventa l’inizio di qualcosa di nuovo


Hai mai avuto la sensazione di non avere più il controllo sul tuo corpo o sulla tua vita?


A volte il cambiamento non arriva in punta di piedi, ma con un tonfo. Un crollo. Una diagnosi. E sei costretta a fermarti, anche se non volevi. Così è iniziato il mio viaggio nel disagio, in un momento in cui tutto sembrava rallentare, ma dentro di me si muoveva una rivoluzione.


Sara Quieti, fondatrice di Onda Gipsy, un progetto che accompagna le donne a riconnettersi con cerchi, mentoring e retreat; Sara Quieti è in un letto di ospedale, ricoverata per un intervento scrive sul suo diario le emozioni che sta vivendo in quel momento.
Sara Quieti, fondatrice di Onda Gipsy, un progetto che accompagna le donne a riconnettersi con cerchi, mentoring e retreat; Sara Quieti è in un letto di ospedale, ricoverata per un intervento scrive sul suo diario le emozioni che sta vivendo in quel momento.

Il corpo che dice stop

Nel 2023 ho iniziato a sentire che qualcosa non andava nel corpo. Avevo forti dolori alle gambe e ho fatto tanti tentativi con fisioterapista, osteopata, podologo, cercando di risolvere il problema. Dopo varie indagini, ho scoperto di avere un disturbo alle ginocchia che richiedeva due interventi urgenti.

Mi è crollato il mondo addosso. Non tanto per l’operazione in sé, che non era così impegnativa, ma perché da più di un anno avevo già rinunciato a tante situazioni, esperienze, hobby. Non riuscivo più ad allenarmi, faticavo a fare le scale, dopo dieci ore di lavoro ero fisicamente esausta. Non potevo più permettermi le camminate in montagna, una serata a ballare come una pazza… più nulla di ciò che mi faceva sentire viva.

La notizia dell’operazione è stata la ciliegina sulla torta. Con un’attività da gestire, mi sono dovuta riorganizzare completamente, e le previsioni dei medici non si sono rivelate ottimistiche: “In due settimane sarai quella di sempre”. Sono passati più di sei mesi.


Fermarsi davvero

Essere costretta a fermarmi, a dipendere dagli altri, faticare a riprendere le abitudini, cambiare modo di vivere perché il corpo non ti segue più — nonostante la giovane età — è stata una sfida enorme. Ma anche un grande insegnamento.

Lo dico spesso nei miei cerchi, e nelle conversazioni con chi sta attraversando momenti difficili: anche le sfide più distruttive portano con sé un seme. Un’evoluzione. Una nuova consapevolezza.


La parte più difficile? Rimanere nel disagio.


Sara Quieti, fondatrice di Onda Gipsy, un progetto che accompagna le donne a riconnettersi con cerchi, mentoring e retreat; Sara Quieti è sdraiata sul divano di casa nel periodo di post operazione ferma a riflettere sul momento in cui è.
Sara Quieti, fondatrice di Onda Gipsy, un progetto che accompagna le donne a riconnettersi con cerchi, mentoring e retreat; Sara Quieti è sdraiata sul divano di casa nel periodo di post operazione ferma a riflettere sul momento in cui è.

Tra l’inizio spensierato e la fine, in cui accetti una nuova normalità, c’è una parte di mezzo. Una terra di nessuno che nessuno racconta.

Una parte che spesso vivi da sola, anche se sei circondata da persone. In quei giorni, mi capitava di svegliarmi e sentirmi un’estranea nel mio stesso corpo. Guardavo fuori dalla finestra e tutto sembrava andare avanti, mentre io ero ferma. Dentro avevo un miscuglio di emozioni che non sapevo nemmeno nominare: rabbia, paura, nostalgia, senso di colpa. Eppure, proprio in quel vuoto, ho iniziato a sentire anche una strana forma di ascolto. Un silenzio che non veniva da fuori, ma da dentro.


Una crepa nella paura


 Un giorno, mentre cercavo di forzare una risposta, ho pensato: “E se questo disagio fosse proprio la mia occasione per riscrivere tutto?” Non era una risposta, ma una crepa nella paura. Da lì è iniziato tutto.

In quel tempo sospeso ho iniziato a guardare ciò che mi stava accadendo. A chiedermi dove stessi correndo. Se era davvero la direzione che volevo prendere. A chiedermi se questa battuta d’arresto non fosse un segnale. Per me lo è stato.

Ho iniziato a rivedere le mie priorità. A capire cosa potevo lasciare andare. A guardare con occhi nuovi, come se fossi diventata un’analista del mio sistema interiore, in cerca del malfunzionamento.

Nel disagio ho trovato novità. Ho scoperto possibilità. Dal fastidio iniziale per dovermi adattare a una nuova realtà, al piacere di starci dentro, di lasciarmi sorprendere da nuove sfumature, nuovi piaceri, nuove abitudini.


🌿 Spunti pratici per te

Fermati un attimo, respira. Se stai attraversando una fase faticosa, puoi provare a porti queste domande:

  1. Dove sento il disagio nel corpo?

  2. Quale parte della mia vita sembra stia “gridando” per attenzione?

  3. Cosa posso fare, anche in piccolo, per accogliermi oggi?

Scrivile su un quaderno, torna a rileggerle tra qualche giorno. Forse scoprirai che quel disagio ti sta guidando verso qualcosa di nuovo.


E' nel disagio che nasce l'evoluzione

È nel disagio che nasce l’evoluzione. Come nei livelli successivi di Super Mario, ogni sfida ti porta un po’ più in là, a un nuovo livello di te.

Per questo, ogni volta che tratto questo tema o ascolto storie simili, porto uno sguardo positivo sul disagio. Non perché dobbiamo per forza essere ottimiste, ma perché possiamo trovare nuove chiavi. Ogni emozione, anche la più scomoda, porta un messaggio. Ogni fase ha un suo valore, un suo insegnamento.

Normalizzare il disagio ci permette di viverlo a pieno. E di scoprire i nuovi mondi che ci aspettano dall’altra parte.

E tu?

Stai attraversando una fase di mezzo?

Qual è il messaggio che potrebbe portarti, se ti fermi ad ascoltare?

Non c’è bisogno di avere le risposte subito. Se leggendo ti è nata una domanda, un’intuizione, una voglia di raccontarti, puoi farlo. Ti leggo volentieri.

Se senti che ti farebbe bene ricevere parole gentili nel tuo tempo, la mia newsletter è qui per te.


Un abbraccio morbido


Sara

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