L’amorevolezza verso di sé..
- saraquieti
- 25 feb
- Tempo di lettura: 3 min
..non è un privilegio, ma una scelta quotidiana
E' la prima volta che registro anche la lettura di un mio articolo.
L'ho fatto perchè credo che le parole, quando hanno una voce, diventino più vive.
E' un modo per essere più vicine, anche a distanza.
Puoi leggerlo o ascoltarlo.
Questo mese per me è stato un mese di rispolvero.
Ho ripreso i roller dopo otto anni che non li toccavo, ho iniziato a fare puzzle.
E senza accorgermene, ho iniziato anche a guardarmi dentro in modo diverso.
Ci sono momenti in cui mi sento proprio così:
davanti a un puzzle.
Tutti i pezzi sono lì, sul tavolo, davanti ai miei occhi, eppure non riesco a vedere l’immagine.
Li guardo.
Li giro.
Li sposto.
Poi mi stanco.
Lascio lì tutto.
Vado a fare altro.
E quando torno, dopo una pausa…magicamente, i pezzi si incastrano.
Come se prima non mancasse qualcosa fuori ma dentro.

Quando i puntini iniziano a unirsi
È esattamente quello che mi sta succedendo anche nella vita.
Un insieme di “coincidenze” — anche se non credo alle coincidenze —
mi ha portata a rispolverare concetti studiati nel mio percorso per diventare Life Coach.
Tra l’essere assistente in un corso, le letture, gli appunti ripresi in mano, le riflessioni…
ho iniziato a unire dei puntini, non tutti, abbastanza da vedere una direzione.
E la cosa più bella è stata rendermi conto che non stavo scoprendo cose nuove.
Stavo ricordando.
Un momento in cui non vedevo niente
Ci sono stati periodi, non tanto tempo fa, in cui mi sentivo completamente persa.
Studiavo, facevo corsi, mi formavo, aiutavo altre donne
E dentro pensavo:“Ma io… dove sto andando?”
Avevo la sensazione di avere mille strumenti e nessuna direzione.
Come avere una stanza piena di chiavi senza sapere quale apre la mia porta.
E allora facevo quello che facciamo in tante: aggiungevo.
Un altro corso, un altro libro, un altro obiettivo, un altro “devo”.
Ma non era quello che mi mancava, mancava ascoltarmi.

Il coraggio di fermarmi davvero
La svolta è arrivata quando mi sono fermata sul serio, non per una sera,non per un weekend.
Per scelta.
Ho iniziato a osservare, a stare nel flusso senza scervellarmi(se si può dire) sul capire, capire, capire!
E lì sono emerse risposte scomode, vere. Ho visto che molte cose le avevo già dentro, “solo” non mi ero presa il tempo, lo spazio e “solo” non avevo la certezza di averle.
La chiave non è fuori
Spesso pensiamo di dover capire dal fuori, che qualcuno ci debba spiegare, dimostrare, confermare, come se la chiave fosse da imparare altrove.
In realtà la chiave è già dentro di noi, solo che va prima sentita, poi vista e se serve… accompagnata alla luce.
E sì, chiedere aiuto è prezioso, non per “darci” qualcosa, per aiutarci a riconoscere ciò che già abbiamo

I pezzi ci sono già
Questo cambio di prospettiva l’ho appreso osservandomi nel fare il puzzle (che non ho ancora terminato). Non vedo l’immagine, l’intuito dell’unione dei pezzi, non trovo tutti i pezzi e allora con pazienza e accettando di non vedere, mi stacco, faccio una pausa e quando torno magicamente in pochi minuti compongo; e i pezzi li avevo già trovati, erano li davanti ai miei occhi, dove li avevo lasciati.
Così noi abbiamo già tutto dentro, abbiamo già il nostro dono, abbiamo già i pezzi del puzzle, ma pensiamo che arriveranno “dopo” con l’età, con le esperienze, con i successi.
Invece no.
Sono già lì.
Vanno osservati, illuminati, tenuti… spolverati.
Quando non li vediamo
Non li vediamo perché sono in disordine, magari perché siamo stanche, sovraccariche.
Piene di rumore, perchè? Perché ci chiediamo troppo e ci ascoltiamo poco.
Ed è lì che entra in gioco il fermarsi, il rallentare, il tornare a sé, come con il puzzle: solo quando smetti di forzare, l’immagine emerge.
Se ti riconosci in queste parole
Se in questo momento ti senti confusa, bloccata, in transizione…forse non ti manca niente.
Forse hai solo bisogno di spazio per vedere le chiavi che hai già in mano.
Con gentilezza.
Senza giudizio.
Al tuo ritmo.
Sara



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