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NATALE 2022

La voce che emerge quando smetti di scappare


La fuga che sembrava una salvezza


Tre anni fa decisi che il giorno di Natale volevo passarlo da solo con Simone al mare. Non volevo stare nelle mie due famiglie perché quel periodo mi ha sempre dato un significato amaro, triste, vuoto di angoscia.

Quindi, per evitare di vivere quell'emozione, pensai di ingannarmi e di andare al mare convinta che avrei passato uno dei Natali più belli.


Il tempo che non torna


Prima di partire per la Liguria io e Simo facciamo il giro dei saluti e arriviamo così alla casa di mia sorella, dove c'era lei, mio cognato e i miei due nipotini.


Piccola parentesi: L'anno 2022 è stato un anno davvero difficile. Ho avuto una crisi con la mia socia di affari e dei grossi problemi con l'attività. Quindi, le mie due famiglie le avevo trascurate, un po' come tutti gli amici, il compagno e me stessa, perché ero h24 nella mia attività a risolvere i problemi.


Quella mattina subito mi resi conto del tempo che mi era sfuggito, del fatto che il mio primo nipotino, Matti, era già diventato un adolescente e mi ero persa il passaggio, e l'altro, il più piccolino, Dani, aveva iniziato a parlare.


La domanda che mi ha attraversata


Poi arriva lei. Una domanda semplice, innocente che mi ha travolto per tutto il Natale.


“Zia, non ti fermi da noi a mangiare? No, non riesco.

Passi dopo per il caffè? No, Matti, la zia va al mare.

Zia, come mai va al mare? Non vuoi stare con noi?”


Mi si è congelato il sangue, i suoi occhi pieni di amore mi hanno preso e ribaltato come un calzino.

Grazie al cielo Simo è intervenuto, dicendo che ci saremmo visti al rientro, perché io avevo perso le parole.


Il viaggio che non avevo previsto


Partiamo, ci fermiamo a metà strada, a pranzo, dove, per tutto il tragitto, non parlo. A tavola, Simo, mi chiede "come stai?", e lì inizia il mio vero viaggio.


Il mio pianto che si è trasformato a poche ore in un urlo.


Piangevo e quegli occhioni di Matti e Dani non riuscivo a toglierli dalla memoria. Quella frase si ripeteva come un eco nella mia testa, senso di colpa, frustrazione, pesantezza.



Il mare come specchio


Sara Quieti, fondatrice di Onda Gipsy, un progetto che accompagna le donne a riconnettersi con cerchi, mentoring e retreat; l'immagine rappresenta  Sara Quieti in primo piano dentro nel mare vestita che urla al mare chiedendo il perchè.
Sara Quieti, fondatrice di Onda Gipsy, un progetto che accompagna le donne a riconnettersi con cerchi, mentoring e retreat; l'immagine rappresenta Sara Quieti in primo piano dentro nel mare vestita che urla al mare chiedendo il perchè.

Arriviamo alla casa (scelta perché, dalla finestra vedevo il mare) e per l'intero pomeriggio sono rimasta nel silenzio ad ascoltare il mare.


Dopo qualche ora Simo mi propone una passeggiata.


Era una giornata uggiosa, di pioggia, col mare quasi arrabbiato, e iniziai a rivolgermi a lui. Perché? Perché sto così? Perché non riesco a tollerare questo giorno? E perché ora, che sono qui, vorrei essere là con loro?


Sono entrata nel mare vestita, così come ero.

Le onde esplodevano contro il mio corpo, io urlavo, gridavo al mare di spiegarmi il perché.


So che può sembrare un racconto inventato, ma l'ho vissuto veramente, e mentre scrivo queste pagine risuona ancora quel grido, quelle urla, quel suono delle onde che travolgono la terra e sbattono contro gli scogli.

Quel mare rappresentava il mio stato d'animo, le mie emozioni, la mia voce.


Sara Quieti, fondatrice di Onda Gipsy, un progetto che accompagna le donne a riconnettersi con cerchi, mentoring e retreat; l'immagine rappresenta  Sara Quieti in primo piano che è appena uscita dall'acqua e sta per trasformare il suo urlo in uno stato di calma come il mare che da burrascoso inizia a calmarsi
Sara Quieti, fondatrice di Onda Gipsy, un progetto che accompagna le donne a riconnettersi con cerchi, mentoring e retreat; l'immagine rappresenta Sara Quieti in primo piano che è appena uscita dall'acqua e sta per trasformare il suo urlo in uno stato di calma come il mare che da burrascoso inizia a calmarsi

Scrivere per dare un nome al sentire


Rientriamo, prendo il diario e scrivo.


Non è che non avessi mai analizzato il mio rapporto con il Natale, ma avevo sempre silenziato quel sentire.

Il Natale mi ricordava dei momenti poco belli della mia infanzia, non tanto per il giorno di Natale in sè, ma vedere tutto quell'amore accumulato in un giorno, quando di amore ne sentivo gran poco, mi portava alla mente il disagio, la sofferenza, la tristezza di alcuni momenti del passato, mi portava a ferite antiche.


Lo sguardo nuovo


L’ ingenuità dei miei nipoti è stata una luce. Mi ha permesso di guardare il Natale da un altro punto di vista.


Non più un controsenso ma un'occasione.


Un momento dove stare con delle persone che amo e che, nonostante gli ostacoli del passato, tutti annullano impegni e ruoli e scelgono di stare insieme.


Una delle occasioni dell'anno dove esiste un amore trasversale, non solo nella famiglia, ma anche nel contesto in cui viviamo. Tutto rallenta, tutto si ferma e perché non approfittarne di questo momento per stare con delle persone con cui voglio condividere la mia vita?


Io per capirlo ho dovuto allontanarmi, anzi, ho dovuto ascoltare parole scomode da due bambini che sono i miei saggi-nani, che mi insegnano qualcosa ogni volta che li vedo.


Quando la comprensione passa al corpo


Oggi ho raccontato un pezzo molto intimo della mia storia e del mio modo di funzionare.


A volte per fare uno switch vero non mi bastano le riflessioni.

Ho bisogno di attraversare tempeste emotive, di viverle nel corpo, di guardarle da ogni angolazione.


Solo lì per me arriva la comprensione.


E tu, come vivi il Natale?


  • E' un rifugio o una prova da superare?

  • Ti scalda o riapre qualcosa che preferisci non guardare?

  • Cosa succederebbe se smettessi di scappare da quello che senti davvero?


Se senti che queste domande ti appartengono, nella newsletter di OndaGipsy condivido riflessioni e pratiche per dare spazio a ciò che spesso silenziamo.


Un passo alla volta.

Con onestà.

Senza maschere.


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Con amore,

Sara

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