LASCIARE SPAZIO
- saraquieti
- 26 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Un viaggio senza aspettative, dove ho smesso di decidere tutto prima

Scrivo questo articolo dalla spiaggia di Playa Formentor, mancano pochi giorni alla fine di questo viaggio a Palma di Maiorca.
Qui ci ero già stata, senza sapere che ci sarei tornata. Una mini vacanza con Simone nel 2025, e poi di nuovo qui, questa volta da sola, grazie a un regalo che ho ricevuto da lui per Natale.
Questa partenza non è stata solo un viaggio, è stata qualcosa di più, un passaggio per la nostra coppia, per me, per quello che verrà.
Per la prima volta in 37 anni ho scelto di lasciarmi uno spazio aperto.
Di atterrare qui e respirare ciò che ci sarebbe stato da respirare, senza aspettative e senza presunzioni.
Non sapevo come avrei reagito al fatto di stare qui un mese da sola, in un posto dove non conosco nessuno, non conosco la lingua, non conosco le abitudini.
E qualche giorno prima della partenza, sorridendo con Simo, mi sono chiesta: chissà se mi chiuderò o se riuscirò a restare in apertura e osservare ciò che arriva.
Non prendere decisioni
Sono partita con questa curiosità, ma anche con una sorta di “regola” che mi ero data: non prendere decisioni durante il viaggio. Se sarà, deciderai quando torni.
E così ho iniziato.
Stando in apertura ho osservato cose che, a pensarci, sono stati dei veri e propri segnali. Input. Occasioni.
Come la conoscenza di una coppia di italiani che vive sotto il mio appartamento da otto anni, che inizialmente mi sembravano chiusi e sulle loro e che poi, piano piano, si sono resi disponibili, aiutandomi su alcune burocrazie, dandomi spunti concreti su casa, lavoro, possibilità.
Oppure una proposta di lavoro che mi è arrivata quasi all’improvviso, che ho colto ma che non ho portato avanti, perché ho sentito il bisogno di lasciare spazio, e anche perché quella proposta mi ha sorpresa e, in parte, spaventata.
Nuova identità
Ma al di là delle singole situazioni, la cosa più forte che mi porto a casa è un’altra.
Ho iniziato a incarnare una dimensione a cui pensavo da tanti anni, senza quasi accorgermene.
Non solo nei suoi lati più leggeri, ma anche in quelli più scomodi, come la solitudine, il silenzio, il non avere appigli immediati.
E allo stesso tempo nei suoi lati di possibilità, di apertura, di incontri che arrivano senza sforzo.
Non è stato sempre semplice.
Ci sono state giornate in cui il mio bisogno di controllo tornava forte, il voler capire, organizzare, decidere subito cosa fare, come muovermi, dove andare.
E lì mi accorgevo di quanto sia facile tornare in quel meccanismo.
In quei momenti, spesso la mattina appena sveglia, soprattutto quando restavo in casa, sentivo che mi stavo chiudendo.
E l’unica cosa che facevo era uscire.
Andare in natura, camminare, respirare, senza per forza dover capire qualcosa.

Agire e affidarsi
Prima di partire avevo avuto uno scambio molto profondo con la mia mentore su questo: lasciare andare un po’ il controllo e affidarsi di più a quella parte di noi che non ha bisogno di sapere tutto prima, che non ha bisogno di stabilire come devono andare le cose.
Non significa non agire, non significa non creare, non significa non avere progetti.
Significa, per come lo sto vivendo io, fare e allo stesso tempo mollare un po’ la presa, lasciare spazio, osservare quello che succede senza volerlo incastrare subito in una direzione.
È un equilibrio continuo tra questi due aspetti.
E in questo viaggio, per la prima volta, ho provato davvero a starci dentro.
E forse è anche per questo che alcune cose si sono mosse in modo naturale, inaspettato, senza quello sforzo a cui ero abituata.
Abitare il corpo
Il viaggio non è ancora finito, e fino all’ultimo giorno resterò con questo intento di apertura.
Non tanto per vedere cosa succederà, ma per continuare a stare in questo spazio in cui, anche senza sapere tutto, qualcosa dentro si muove comunque.
Da questo modo di stare in apertura è nato anche uno spazio che ho creato insieme a Elena Spreafico, insegnante certificata di pilates.
"ABITARE IL CORPO" uno spazio dove ci fermiamo, ci ascoltiamo e torniamo a sentire, senza dover capire tutto subito.
Se senti che ti chiama, che vuoi più informazioni ti lascio il link per i dettagli.
Ti invito anche a iscriverti alla newsletter, che uscirà una volta al mese, e domani ti racconterò il motivo che ha portato me ed Elena a creare questo bellissimo evento.
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Con amore,
Sara



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