LA CHIAVE DI SVOLTA
- saraquieti
- 29 mag
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 31 mag
Come liberarsi dalle etichette
Ti è mai capitato di sentirti in dovere di definirti? Di dover scegliere un titolo e di sentirti persa, inadeguata, confusa rispetto agli altri che sembrano avere tutto chiaro?

SARA, CHI SEI?
Mi chiamo Sara e definirmi con un'unica etichetta mi è sempre risultato impossibile. Nel tempo, i miei sogni, desideri e obiettivi si sono evoluti, portandomi a esplorare un nuovo percorso di trasformazione personale che ho chiamato Onda Gipsy.
Con questo progetto ho iniziato un percorso interiore sfidante: ho esplorato la mia visione, i miei bisogni, le mie paure, tutto ciò che non voglio più avere nella mia vita. Un’onda che mi ha portato chiarezza e possibilità.
È come se avessi fatto un patto con me stessa, dicendomi che volevo darmi un’altra possibilità.
Da un sogno realizzato alla confusione
Arrivo da anni trascorsi a rincorrere un sogno: aprire un bistrot. Un sogno che ho realizzato, che mi ha fatto sentire capace, forte, coraggiosa; mi ha fatto credere che se desidero ardentemente qualcosa, posso realizzarlo. Un bistrot aperto nelle intemperie del Covid, tra rincari delle bollette, guerra e una situazione economica critica. Una volta raggiunto quel sogno, ho iniziato a spegnermi. A non vedere più quello che avevo sempre visto. A capire che quella vita non faceva più per me.
Ho avuto grandi difficoltà ad accettare che, ancora una volta, stavo percorrendo una strada piena di sacrifici che non volevo più.
Da cosa l’ho capito? Mi sono ascoltata.
Iniziavo a vivere emozioni che ritenevo negative, ma che erano dei campanelli d’allarme: mi stavano dicendo che quell’ambiente, quella routine, iniziava a starmi stretta. La Sara di 18 anni, quella che sognava di aprire un bistrot, aveva esigenze e desideri diversi. A 36 anni, invece, ho nuove consapevolezze, nuovi bisogni, nuovi sogni.
Dalla confusione alla chiarezza – L'incontro con il coaching

Un giorno ricevo un invito da amici per trascorrere il weekend nella loro casa al lago. In quel periodo ero esausta, annoiata, e non riuscivo più a godermi i momenti di pausa dal lavoro. Vedevo solo ciò che non amavo più della mia vita, consapevole che quella realtà non mi apparteneva, ma senza idea di come ricominciare.
La svolta arriva a colazione: mentre un’amica raccontava al mio compagno di una scuola che stava frequentando, mi colpisce una frase: «Lei parte dai tuoi valori e dalle tue esigenze per aiutarti a costruire il tuo business.»
Quelle parole mi risuonarono dentro come un’illuminazione. Incuriosita, inizio a fare domande e vado subito a curiosare sul sito di Francesca Dean, che sarebbe poi diventata la mia business coach. La sua dialettica, il suo approccio autentico, le sue parole: tutto mi parlava profondamente. Dopo varie riflessioni, decido finalmente di intraprendere il suo percorso, aprendo così una nuova porta verso la chiarezza: scoprire il mio Ikigai.
Da sempre mi chiedo: "Qual è il mio ikigai? Perché sono qui?"
Inizio un percorso di introspezione da cui nasce Onda Gipsy, il mio nuovo mondo. Ho scoperto il mio ikigai: guidare le donne a riconnettersi a sé stesse. (Vi racconterò in un altro articolo come ci sono arrivata.)
Per creare i miei servizi – cerchi di donne, meditazioni, percorsi di mentoring, retreat – pensavo di dover prima trovare un’etichetta, una definizione precisa.
Perché definirsi diventa un limite
Sara, chi sei? Questa domanda continuava a risuonarmi nella testa.Mi sentivo bloccata, perché percepivo visceralmente che qualcosa stava cambiando. Una forza, un’energia nuova si stava manifestando… ma veniva bloccata dalla testa. Pensavo di dover trovare un titolo, una definizione chiara per legittimare ciò che sentivo di voler fare. Una convinzione limitante che mi ha sabotata per mesi, impedendomi di ascoltare quello che avevo già dentro.
Dopo mesi in questo viaggio interiore, sentivo che mi stavo ancora sabotando da sola. Così, un venerdì pomeriggio, dopo tante sessioni, condivisioni e consigli ascoltati, ho deciso: la chiave per aprire la porta e scendere più in profondità dovevo cercarla da sola. Mi sono fatta delle domande, ho rivisto la mia linea temporale, mi sono soffermata su alcuni ricordi. E mi sono resa conto che il bagaglio era già dentro di me.
Stavo solo guardando nella direzione sbagliata.
La risposta era già dentro di me

Ho capito che non ho titoli di studio che "certificano" quello che faccio e farò. E che stavo cercando di trovarne uno “per forza” per sentirmi legittimata.(Con questo non dico che non mi formerò più: sono già iscritta a due corsi! 😅)
Sviscerando quella convinzione, ho capito anche il giudizio che mi porto dietro da quando ero adolescente: non avevo chiarezza sul mio futuro, a differenza delle mie amiche e coetanee. Mi sentivo in dovere di definirmi, di scegliere un percorso chiaro, e quando non ci riuscivo… mi sentivo persa, inadeguata, confusa.
Ero circondata da persone che sembravano avere “la chiarezza in tasca” e io mi sentivo piccola piccola.
Accettare la propria vulnerabilità come forza
Ora ho trovato la mia chiave: la mia forza è stata, è e sarà quella di esplorare il mondo e me stessa senza una direzione precisa, lasciando che la vita mi insegni. Mi sono resa conto che l’etichetta che cercavo… era già dentro di me.
La sentivo, ma non la vedevo.
Le mie esperienze di vita, i viaggi, le persone incontrate in Oriente, il percorso di coaching, reiki, psicoterapia, i workshop, le sfide, la spiritualità, i libri di crescita personale, PNL, Dalai Lama, chakra, medicina cinese…Tutto questo è il mio vero bagaglio, il mio titolo di studio.
Tutti gli strumenti che uso nei miei servizi li ho vissuti in prima persona. Li ho interiorizzati, li ho attraversati, ci ho lavorato, e mi hanno guidata a riconnettermi a me stessa.
Sono in continua trasformazione. Siamo tutte in continua trasformazione. E non siamo mai una cosa sola.
Per chi non mi conosce, potrei definirmi così: “In continuo cambiamento.”
Basta sentirmi persa, inadeguata, confusa.
Sara, chi sei? Oggi ho tante risposte, quella che sento più vera, adesso, è questa:
“Sono una donna vulnerabile che si mette alla pari di altre donne, nel guidarle verso la loro riconnessione a sé stesse.”
E tu? Ti senti ancora in dovere di definirti?
Hai mai vissuto quella sensazione di inadeguatezza o confusione perché non riuscivi a capire chi sei davvero?
Scrivilo nei commenti qui sotto. Se ti va, racconta la tua esperienza: è uno spazio sicuro, dove ogni parola può diventare un ponte verso un’altra donna.




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